L’obiettivo (più che mai necessario) della transizione net-zero emissions

Che il cambiamento climatico sia diventato una questione globale che necessita di un'azione mirata, urgente e senza precedenti è oramai chiaro a tutti. Ma sappiamo benissimo anche che l'azione di governi e istituzioni non può bastare: questo significa che il settore privato può svolgere davvero un ruolo prioritario nella lotta al climate change, concentrando le attività di riduzione delle emissioni in opzioni a basso costo e nella scelta consapevole di finanziamenti in linea con gli obiettivi e la mission aziendali.

Al fine di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C - una soglia suggerita dal gruppo intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC) - il raggiungimento della neutralità del carbonio entro la metà del 21esimo secolo è essenziale. Questo obiettivo è stato stabilito anche dall'Accordo sul Clima di Parigi, firmato da 195 paesi, tra cui l'Unione Europea.

Ed è proprio l'Unione Europea, oramai due anni fa, ad aver dichiaro l'obiettivo di diventare neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050: la Commissione europea ha presentato per la prima volta nel 2018 una visione strategica a lungo termine per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, dimostrando come l’Europa possa di fatto aprire la strada alla neutralità climatica e favorire la transizione verso una economia a emissioni zero.

Le ultime ricerche scientifiche ci mostrano che per evitare i peggiori impatti climatici, le emissioni di GHGs non dovranno solo ridursi della metà entro il 2030, per raggiungere l’obiettivo net-zero emissions intorno alla metà del secolo: l'IPCC rileva che se il mondo fosse in grado di raggiungere le emissioni nette zero un decennio prima, quindi entro il 2040, la possibilità di limitare il riscaldamento a 1,5 ° C sarebbe considerevolmente più alto.

Senza il raggiungimento dell'obiettivo net-zero emissions, ovvero il bilanciamento delle emissioni nette di gas serra prodotte dall'uomo e assorbite/rimosse, la concentrazione di CO2 nella nostra atmosfera continuerà a salire, rendendo impossibile il contrasto al riscaldamento globale.

La strada da percorrere perché la transizione sia possibile e concreta è ancora lunga, ad oggi tanti gli sforzi intrapresi ma non ancora sufficienti per contrastare i cambiamenti climatici, serve assolutamente una trasformazione su vasta scala per ridurre drasticamente le emissioni e mantenere l'aumento delle temperature globali al di sotto 1,5 °C.

Aumenta anche in maniera esponenziale la pressione da parte di investitori e consumatori per una climate action efficace e di lungo periodo, un trend che rispecchia il numero crescente di organizzazioni che negli ultimi anni si stanno impegnando a ridurre le proprie emissioni ed attuare una strategia di mitigazione in linea con il proprio business.

Risale al mese scorso, giungo 2020, la campagna lanciata dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni unite (UNFCCC) in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, "Race to zero". Un'iniziativa globale nata per incoraggiare il contenimento e la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, e dare uno slancio nel passaggio ad un’economia decarbonizzata, soprattutto in vista della prossima COP26 dove si è ribadito la centralità della carbon neutrality.

È stata invece lanciata pochi giorni fa un'altra iniziativa che vede protagoniste alcune delle più importanti realtà aziendali a livello internazionale, tra cui Microsoft, Starbucks e Nike, per favorire la trasformazione aziendale necessaria per raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050. Si chiama "Transform to Net Zero initiative" e sarà una guida per il settore privato per rendere più semplice e fruibile il processo che vede le imprese stabilire obiettivi ambiziosi di mitigazione del cambiamento climatico in grado di favorire la transizione net-zero emissions.

Cresce quindi in maniera importante l’impegno delle aziende, lo dimostrano altre iniziative lanciate sempre durante quest’anno, come la "CEO Carbon Neutral Challange", lanciata dal CEO dell’azienda italiana Gucci, che si è rivolto con urgenza ai dirigenti di aziende di altri settori per affrontare nell'immediato il problema dell'ambiente; il "Fashion Pact", che vede riunite, in un progetto collettivo di salvaguardia del pianeta, alcune delle più importanti aziende di moda del mondo.

Non solo iniziative collettive negli ultimi anni si sono intensificate anche le iniziative singole, di aziende che hanno deciso di dichiarare pubblicamente il proprio impegno nella lotta al cambiamento climatico per raggiungere la neutralità climatica di metà secolo: da Microsoft ad Apple, da Kering a Unilever, il settore privato sta capendo il ruolo da protagonista che può avere nella transizione net-zero emissions.

Impegnarsi concretamente nel raggiungimento di una economia a basse emissioni di carbonio e mettere in atto una strategia ad hoc per il contrasto ai cambiamenti climatici non è più solo un’opportunità per le imprese, ma sta divenendo sempre di più una questione di competitività.

 

 

 

Camilla Pollini, Communication Officer Carbonsink

 

 

 

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L’obiettivo (più che mai necessario) della transizione net-zero emissions