Fashion Pact: i big della moda sfidano il cambiamento climatico

Che nella grande sfida ai cambiamenti climatici il settore privato svolgesse un ruolo prioritario lo sappiamo bene, e sappiamo anche che la grande sfida ambientale non può essere affrontata da un unico soggetto. Si necessità un'azione collettiva senza precedenti, in grado di guidare il cambiamento reale di cui il nostro Pianeta ha bisogno.

Il patto firmato da ben 32 big della moda internazionali, dal lusso al fast fashion, dal tessile alla distribuzione, e fortemente voluto dal presidente francese Macron che, alla vigilia del G7, ha affidato a François-Henri Pinault, presidente e ceo del gruppo Kering, da sempre in prima linea sul fronte sostenibilità, riunisce le più grandi aziende di moda per coinvolgerle in un progetto collettivo di salvaguardia del pianeta.

Il Fashion Pact rappresenta un primo grande sforzo comune per aumentare la collaborazione tra aziende private e stati nazionali e favorire la transizione verso un modello economico sostenibile, i 32 firmatari hanno dichiarato infatti di voler arruolare almeno il 20% dell'industria della moda a livello globale nel loro sforzo. "Ci restano solo 11 anni per fermare i cambiamenti climatici irreversibili", si legge nel G7 Fashion Pact, e serve davvero uno sforzo senza precedenti.

L'industria della moda contribuisce a circa il 10% delle emissioni globali di gas serra rilasciate in atmosfera, a causa delle lunghe catene di approvvigionamento e della produzione ad alta intensità energetica. Questo settore oggigiorno consuma più energia rispetto a quello dell'aviazione e delle spedizioni messi insieme. Le pratiche di cambiamento nel settore della moda per ridurre le emissioni di carbonio sono quindi fondamentali per limitare il riscaldamento globale previsto dagli obiettivi dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Gli obiettivi del Fashion Pact si basano sull'iniziativa internazionale Science Based Target nata proprio con l’intento di riuscire a guidare le aziende nella definizione di obiettivi ambiziosi di mitigazione del cambiamento climatico per garantire che la propria Climate Action sia in linea con gli obiettivi scientifici; e sono principalmente tre le aree individuate come necessarie per la lotta al Climate Change nel patto presentato durante il G7 a Biarritz:

  1. arrestare il riscaldamento globale (global warming), creando e implementando un piano d'azione per azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050, al fine di mantenere il riscaldamento globale al disotto di 1.5°C;
  2. salvaguardare la biodiversità, raggiungendo gli obiettivi indicati dai parametri stabiliti dall’iniziativa SBT, per ristabilire gli ecosistemi naturali e proteggere le specie;
  3. proteggere gli oceani, riducendo l’impatto negativo del settore della moda mediante iniziative concrete, quali ad esempio la riduzione graduale della plastica monouso.

Le 32 aziende firmatarie del Fashion Pact: Adidas, Burberry, Bestseller, Capri Holdings Limited (Versace, Michael Kors, Jimmy Choo), Chanel, Ermenegildo Zegna, Carrefoyr, Everybody &Everyone, Fashion3, Fung Group, Galeries Lafayette, Gap, Giorgio Armani, H&M Group, Hermes, Inditex, Karl Lagerfeld, Kering, La Redoute, Matchesfashion.com, Moncler, Nike, Nordstrom, Prada Group, Ralph Lauren, Puma, Pvh (Calvin Klein, Tommy Hilfiger), Ruyi, Salvatore Ferragamo, Selfridges Group, Stella McCartney, Tapestry.

Fashion Pact: i big della moda sfidano il cambiamento climatico