Emission Gap Report: il divario tra bisogni e prospettive in materia di riduzione delle emissioni

L'Emission Gap Report, arrivato quest'anno alla nona edizione, è il rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente che presenta un'analisi tecnica approfondita sulla Climate Action degli ultimi anni con l'obiettivo di illustrare il divario presente tra il livello delle emissioni previste per il 2030 e i livelli corrispondenti all'obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature entro i 2 o 1,5° C.

Il principale intento di questa pubblicazione è stato quello di mostrare la differenza tra la situazione in cui ci troviamo a quella in cui dovremmo essere, lo scopo è riuscire a progredire su una strada più efficace e meno costosa per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi.

Le emissioni globali di gas ad effetto serra (GHGs) nel 2030 potrebbero aumentare di circa 13 e 15 miliardi di tonnellate rispetto al livello necessario per mantenere il riscaldamento globale, il Report ha per questo analizzato l'impatto degli obiettivi e delle politiche di riduzione delle emissioni dei paesi, e soprattutto se saranno sufficienti a limitare l'aumento della temperatura media globale.

Non a caso la l'Emission Gap Report è stato pubblicato a pochi giorni dall'inaugurazione ufficiale a Katowice in Polonia della United Nation Climate Change Conference (COP24), dove sarà presentato il "Paris Rulebook" per definire in tempi rapidi le regole di implementazione dell'Accordo di Parigi.

L'UNEP ha dichiarato che le emissioni annuali di gas serra hanno raggiunto il livello record di 53,5 miliardi di tonnellate nel 2017 dopo tre anni di calo. Tuttavia, le emissioni nel 2030 dovranno essere intorno al 25% e al 55% in meno rispetto allo scorso anno per mettere il mondo sulla strada giusta per la mitigazione del cambiamento climatico.

"Aumento delle emissioni e azione ritardata significa che il divario per la relazione di quest'anno è più grande che mai", si afferma nell'Emission Gap Report.

Per una Climate Action efficace

Attualmente, le 20 maggiori economie del mondo, G20, non sono affatto sulla buona strada per soddisfare i loro impegni e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, ha dichiarato l'UNEP.

Gli attuali impegni espressi negli Nationally Determined Contribution (NDC) sono inadeguati a colmare il divario di emissioni nel 2030. Ora più che mai, si richiede una Climate Action senza precedenti da parte di tutte le Nazioni.

Sotto il Protocollo di Kyoto, i paesi hanno negoziato obiettivi a livello internazionale e li hanno implementati a livello nazionale, un approccio dall'alto verso il basso. L'Accordo di Parigi ha visto invece il passaggio ad un approccio dal basso verso l'alto. I paesi dovrebbero ora determinare i propri obiettivi climatici a livello nazionale e comunicarli alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

L'accordo di Parigi ha fatto principalmente tre cose per garantire che i Nationally Determined Contribution siano di fatto impegni concreti piuttosto che semplici aspirazioni: richiede ai paesi innanzitutto di intraprendere e comunicare contributi ambiziosi; in secondo luogo, richiede che il secondo NDC di un paese debba essere in linea con il primo e rappresentare una sua diretta progressione; richiede inoltre che i paesi debbano perseguire misure di mitigazione interne allo scopo di raggiungere gli obiettivi dei loro NDC.

Il punto cruciale della questione è il progressivo aumento delle ambizioni richiesto dall'Accordo di Parigi. Cosa impedisce realmente ai paesi di raddoppiare i propri impegni? Conoscono l'imperativo scientifico. Hanno fatto il punto della situazione grazie alla relazione IPCC. Hanno assistito all'aumento di catastrofi naturali, come tempeste sempre più potenti, incendi e inondazioni.

Come dichiarato dal direttore scientifico dell'Unep, Jian Liu: "Quando i governi adottano delle misure fiscali per sovvenzionare delle soluzioni low-carbon e tassare i combustibili fossili, possono stimolare gli investimenti appropriati nel settore dell'energia e ridurre considerevolmente le loro emissioni di carbonio. Fortunatamente, il potenziale di utilizzo della politica fiscale come incentivo è sempre più preso in considerazione: 51 iniziative di carbon pricing sono operative o in via di pianificazione, coprendo circa il 15% delle emissioni mondiali. Se venissero soppresse tutte le sovvenzioni ai combustibili fossili, le emissioni mondiali di carbonio potrebbero essere ridotte di oltre il 10% entro il 2030".

Aumenti rapidi e regolari delle ambizioni saranno indispensabile per una Climate Action efficace.

Emission Gap Report: il divario tra bisogni e prospettive in materia di riduzione delle emissioni