4 punti cardinali per orientarsi nella climate finance 2022 (e oltre)

Il 2021 ha visto concetti come net-zero e science-based targets (obiettivi basati sulla scienza) diventare temi dominanti nel panorama finanziario e aziendale. Secondo le ultime analisi, attualmente circa il 90% del PIL globale è coperto da un obiettivo net-zero di qualche tipo. La prossima sfida consiste nel passare "dalla quantità alla qualità" negli obiettivi e nelle metriche climatiche.  Più di 2.000 aziende in tutto il mondo si sono impegnate a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni in linea con l'accordo di Parigi attraverso l'iniziativa Science Based Targets (SBTi, che prima della COP26 ha anche presentato il primo standard net-zero al mondo per le aziende).

Nel 2022 (e oltre) i cambiamenti climatici continueranno a svettare nell'agenda globale. Stanno emergendo nuove frontiere dell'azione per il clima, che coinvolgono le catene di fornitura e la rimozione del carbonio dall’atmosfera, così come la misurazione e la divulgazione del rischio climatico. Come osservato in una recente ricerca di MSCI, il clima appare come un primus inter pares, eclissando governance e questioni sociali ai vertici dell'agenda ESG. Nella dichiarazione annuale, la European Securities and Markets Authority (ESMA) ha indicato le questioni legate al clima come priorità per le relazioni finanziarie delle società quotate, "alla luce della crescente importanza per gli investitori".

Le iniziative finanziarie legate al clima stanno crescendo. Lanciata nel 2019, la Net-Zero Asset Owner Alliance ha raddoppiato i suoi membri nel 2021: è cresciuta fino a 65 membri che rappresentano oltre 10 miliardi di dollari in attività, in aumento rispetto ai 34 membri del 2020. La Net-Zero Banking Alliance e la Net-Zero Insurance Alliance hanno preso il via nel 2021 e anche la Net Zero Asset Managers Initiative è aumentata di dimensioni, raggiungendo 57 mila miliardi di dollari di asset in gestione. La Glasgow Financial Alliance for Net Zero (GFANZ) è stata lanciata nell'aprile 2021 e ora comprende oltre 450 imprese finanziarie che impegnano circa 130 mila miliardi di dollari di capitale privato per la transizione verso net-zero. Tutti questi sforzi stanno portando maggiore trasparenza e controllo verso gli impegni di decarbonizzazione.

Tra le diverse frontiere dell’azione per il clima che riguardano la finanza e il ruolo del business, quattro sono destinate a diventare strumenti chiave delle strategie climatiche per gli anni a venire.

Allineamento con le raccomandazioni della TCFD

La Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD) è stata creata nel 2015 per sviluppare informazioni coerenti sui rischi finanziari legati al clima per le aziende, gli istituti bancari e gli investitori. Nel 2021 il numero di organizzazioni che sostengono le raccomandazioni della TCFD ha superato 2.600, comprese istituzioni finanziarie che gestiscono circa 194 mila miliardi di dollari. Nel 2022 è previsto il rilascio di un database TCFD, che permetterà agli operatori finanziari di accedere ai dati e di confrontare le proprie pratiche con quelle degli altri operatori del settore.

Allineamento con la Tassonomia UE

La classificazione europea per le attività sostenibili è al centro di molte discussioni a gennaio per i termini di inclusione del nucleare e del gas. Qualunque sarà l’esito delle discussioni, la Tassonomia Europea diventerà un pilastro centrale nei prossimi anni. Per le aziende, per definire le proprie strategie, attrarre capitali e riferire efficacemente agli stakeholders. Per gli investitori, per integrare la sostenibilità nelle decisioni di investimento e navigare solidamente la transizione.

Valutazione dei rischi climatici

Le considerazioni sui rischi legati al clima (sia fisici che di transizione) sono già sul radar degli investitori e sono destinati ad essere sempre più integrati nei processi decisionali delle aziende. Valutare e quantificare i rischi climatici è uno sforzo strategico e complesso, a causa della sua natura case-specific e site-specific. Secondo il report Carbonsink-Feem 2021, oltre il 60% delle maggiori aziende italiane descrive i rischi climatici a cui sono esposte, ma solo il 10% ne quantifica gli impatti finanziari.

Carbon pricing

Secondo la Banca Mondiale, il potenziale del carbon pricing, ovvero i meccanismi per dare un prezzo alle emissioni di carbonio, è ancora largamente inespresso. Diverse istituzioni e iniziative finanziarie, come la Net-Zero Asset Owner Alliance, chiedono che il carbon pricing globale acceleri rapidamente per aprire la strada a una regolamentazione ambiziosa delle emissioni. L'adozione di un prezzo interno del carbonio in linea con la crescente ambizione climatica sta diventando un tassello fondamentale nelle strategie finanziarie e aziendali, come strumento per gestire i rischi climatici e sbloccare le opportunità innovative della transizione net-zero.

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